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Breve storia dei mezzi utilizzati per il trasporto sanitario…a leggere bene, carissimi volontari, le nostre ambulanze di oggi sono davvero un lusso!!!

Nel XIII secolo l’Arciconfraternita di Firenze utilizzava, per il trasporto dei malati la “zana” , specie di ampia cesta di forma ovale che veniva trasportata a spalla.

Negli anni successivi fu utilizzato il “cataletto” a mano che consisteva di due semplici pertiche da sollevare a braccia.

In origine il termine ambulanza non era riferito, come oggi, al mezzo meccanico ma ad una formazione militare composta da personale sanitario a seguito dell’esercito di appartenenza.

I feriti rimanevano sul campo anche per un giorno o due, dopo la fine della battaglia e venivano caricati su furgoni tirati da cavalli e portati agli ospedali, anche distanti 100 km di strade sterrata.

Le cause di morte erano spesso la riapertura delle ferite causate dalle scosse di un lungo viaggio senza assistenza.

L’utilizzo del termine ambulanza per indicare il mezzo finalizzato al soccorso e al trasporto dei feriti venne attribuito al francese Larrey che, nel 1797, capì per primo l’importanza di un trattamento immediato, già nel corso della battaglia, seguito da un trasporto del ferito verso un ospedale.

Nasceva quella che oggi definiremmo la “stabilizzazione sul posto”.

L’ambulanza di Larrey era costruita per il trasporto di massimo 2 feriti, adagiati supini a fianco a fianco, su dei lettini, precursori delle moderne barelle.

Fu il primo mezzo adibito al trasporto dei feriti con un sistema ammortizzante e condizioni igieniche garantite dal ricambio d’aria.

Durante la terza guerra d’indipendenza nel 1866, grazie alla progettazione del medico Agostino Bertani cominciano a diffondersi in Italia carri ambulanza che riuscivano a portare fino a 5 feriti distesi e 3 seduti davanti.

Si impose poi una certa tendenza alla costruzione di carri leggeri che trasportassero un solo infortunato in barella.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si iniziò a privilegiare l’automobile e le ambulanze che iniziavano ad essere notate grazie a una croce luminosa che si accendeva sul tetto.

Dal 1959 in Italia fu obbligatorio il lampeggiante blu.

Lo spazio interno, a dimensioni ridotte, consentiva ad un solo soccorritore di sedere a fianco al trasportato.

Negli anni ’60 si era diffuso in Europa l’utilizzo di elicotteri di soccorso a uso civile sia per interventi direttamente sul luogo che per trasporti da ospedale a ospedale, alla metà degli anni ’80 l’utilizzo dell’elicottero per portare direttamente sul luogo dell’evento un’equipe sanitaria specializzata.


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