«Le strade non esistevano più. Camminavo sopra i tetti delle case crollate».
Sono parole che restano, quelle di Carlo Pulsoni, volontario della Croce Verde di Ascoli Piceno con vent’anni di esperienza. Parole che raccontano la notte del 24 agosto 2016, quando il terremoto cancellò Pescara del Tronto in pochi secondi.
Quella notte Carlo era reperibile per l’Enel. Dopo la scossa partì per verificare gli impianti in allarme. Arrivato a Pescara del Tronto, intorno alle 4 di mattina, trovò buio, macerie e persone seminude coperte di polvere bianca. Da quel momento smise di fare il tecnico e iniziò a fare il soccorritore.
Insieme al collega avanzò tra le rovine. Bambini senza vita, famiglie intrappolate, richieste di aiuto da ogni parte. Senza barelle, trasportò due anziani usando le persiane delle finestre. Con i martinetti idraulici della jeep e i Vigili del fuoco riuscì a sollevare travi e liberare una ragazza sepolta sotto una montagna di macerie, rimanendo ore a parlarle, a darle da bere facendo scorrere l’acqua lungo il braccio, finché non arrivò l’eliambulanza.
Quindici ore tra crolli, salvataggi e recuperi. Alle 19.15, esausto, riuscì finalmente a tornare sulla strada principale.
A dieci anni di distanza, quelle immagini non si cancellano. Ma raccontano anche cosa significa essere volontari: esserci quando tutto intorno crolla.
Dieci anni dal sisma 💚
«Le strade non esistevano più. Camminavo sopra i tetti delle case crollate».
Sono parole che restano, quelle di Carlo Pulsoni, volontario della Croce Verde di Ascoli Piceno con vent’anni di esperienza. Parole che raccontano la notte del 24 agosto 2016, quando il terremoto cancellò Pescara del Tronto in pochi secondi.
Quella notte Carlo era reperibile per l’Enel. Dopo la scossa partì per verificare gli impianti in allarme. Arrivato a Pescara del Tronto, intorno alle 4 di mattina, trovò buio, macerie e persone seminude coperte di polvere bianca. Da quel momento smise di fare il tecnico e iniziò a fare il soccorritore.
Insieme al collega avanzò tra le rovine. Bambini senza vita, famiglie intrappolate, richieste di aiuto da ogni parte. Senza barelle, trasportò due anziani usando le persiane delle finestre. Con i martinetti idraulici della jeep e i Vigili del fuoco riuscì a sollevare travi e liberare una ragazza sepolta sotto una montagna di macerie, rimanendo ore a parlarle, a darle da bere facendo scorrere l’acqua lungo il braccio, finché non arrivò l’eliambulanza.
Quindici ore tra crolli, salvataggi e recuperi. Alle 19.15, esausto, riuscì finalmente a tornare sulla strada principale.
A dieci anni di distanza, quelle immagini non si cancellano. Ma raccontano anche cosa significa essere volontari: esserci quando tutto intorno crolla.
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